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IL PREZIOSO CAMMINO di DANTE

La Divina Commedia nei gioielli di PERCOSSI PAPI

Galleria Nazionale – Il Palazzo, Sofia
24 marzo – 30 aprile 2022

In occasione del 700esimo della morte di Dante l’atelier Percossi Papi rende omaggio al Sommo Poeta raccontando con preziosi gioielli e oggetti d’arte il percorso dell’Alighieri nella Divina Commedia.

Caronte, Minotauro e le Erinni introducono l’Inferno in forme inquietanti e ricchissime. Nel Purgatorio l’invidia, l’ira e l’avarizia rappresentano i più temuti vizi capitali. Mentre il Paradiso risplende di gioielli, di miniature e di luce. Installazioni artistiche ed opere preziose insieme contemporanee e antiche vogliono sottolineare l’assoluta attualità di quest’opera.

INFERNO

Caronte il traghettatore, le tre Erinni e il mostruoso Minotauro rappresentano in modo inquietante l’ingresso e il passaggio di Dante nell’Inferno.
Le installazioni a grandezza naturale poste su un piedistallo vogliono incutere nel visitatore lo stesso timore che provò e descrisse il Sommo Poeta incontrandoli.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”
(Inferno, XXXIV, v. 139)

CARONTE

“Caron dimonio, con occhi di bragia”

Lo spaventoso traghettatore accoglie il visitatore come accolse Dante sulla porta dell’Inferno.

Le braccia, con cui agita il remo e batte le anime che trasporta da una riva all’altra del fiume Acheronte, sono ora coperte di gioielli ma non meno terribili.

MINOTAURO

Il Minotauro è un essere mostruoso e di bestiale ferocia, il corpo di un uomo e la testa di un toro.

Relegato nel labirinto creato da Dedalo, si nutre dei fanciulli condotti in sacrificio.

E’ il simbolo dei violenti contro il prossimo, assassini che all’Inferno sono gettati nel Flegetonte, il fiume di sangue bollente.

ERINNI

Nell’iconografia le Erinni (Aletto, Megera e Tesifone) vengono rappresentate come geni alati, tre donne con crini di serpenti, le bocche spalancate in urla tremende.

I gioielli che indossano sono animali fantastici e terribili come loro.
Dalle mura della città infernale di Dite invocano Medusa per pietrificare il visitatore vivente

“perché ora i vivi non son più scoraggiati ad avventurarsi nel regno dei morti“.

INVIDIA

L’invidia porta a godere più per il male altrui che per le proprie fortune.

Per Giotto, contemporaneo di Dante, la lingua dell’invidioso è una vipera che si contorce e che acceca con il suo veleno lo stesso peccatore

(Cappella degli Scrovegni, Padova)

AVARIZIA E PRODIGALITA'

Gli avari ed i prodighi sono sottoposti alla stessa pena, in quanto il loro vizio ha il medesimo movente nell’immoderata brama di ricchezze.

Gli uni accumulano per il piacere del possesso e gli altri dilapidano i loro beni irragionevolmente.

Nel Regno del Paradiso la luce è ovunque, le anime beate nella Candida Rosa con gli Angeli e gli Arcangeli godono dell’infinita presenza di Dio. I Cieli si muovono, brillano, risuonano soavemente come gioielli sospesi nell’aria. Beatrice, donna angelicata nel “dolce stil novo” dantesco, è ora guida spirituale e maestra. Un prestigio che sottolinea la modernità di Dante nella considerazione delle donne. Ed è soltanto per l’intercessione di Maria che il sommo Poeta potrà finalmente fissare lo sguardo nella mente di Dio.

BEATRICE

Virgilio ha guidato Dante nell’Inferno e nel Purgatorio per- sonificando la ragione. Ma in Paradiso è necessario andare oltre. Beatrice personifica la virtù teologale della Fede, la capacità di percepire il mistero divino attraverso l’emozione e l’intuizione.

ARRIGO VII

Nella Candida Rosa dei Beati siedono le anime di pura luce del Paradiso.
Beatrice mostra a Dante un seggio vuoto su cui è posta una corona. Esso è già destinato all’alto Arrigo che scenderà in Italia per ristabilirne il buon governo quando il paese non sarà però ancora pronto a riceverlo.